Male minore e bene possibile

Tra una femminista-militante con una concezione liberal-liberista dell’economia ed una femminista-per-conformismo (alla Fini, più per piacere che per piacersi) con turbe sindacal-compassionevoli in materia economica, la scelta è sofferta ma solo apparentemente ardua. Nella campagna d’assalto al voto, chi vuole, può sempre ricorrere al discrimine dei "princìpi non negoziabili" invece di lanciare cupe lamentazioni sul destino cinico e baro. E, si badi bene, non nella logica del “male minore” (il male non è negoziabile) ma, semmai, del “bene possibile”, che è lo scopo della politica.